giovedì 31 agosto 2017
FACCHETTI A FUMETTI
Giacinto Facchetti nell'intepretazione di Roberto Rinaldi. Dal volume "Giacinto Facchetti, il rumore non fa gol", della casa editrice Becco Giallo.
martedì 29 agosto 2017
DIABOLIK & IL CALCIO
Diabolik non gioca a calcio, né è interessato ai risultati delle partite. A meno che non ci sia da fare un colpo. Che il giro delle calcioscommesse, e in particolare di quelle illegali, comporti movimenti di grossi capitali è cosa nota anche a lui, e finalmente il Re del Terrore trova modo di approfittarne. Si inserirà nell’ambiente, si guadagnerà la fiducia dei broker dimostrando di essere capace di truccare gli incontri e infine… Leggetevi l'albo.
Non è la prima volta che il genio del crimine ha a che fare con questo sport. Ricordiamo infatti anche l'episodio "Una partita per la vita" (anno XXXIX, n.2).
domenica 13 agosto 2017
mercoledì 2 agosto 2017
PODOLSKI & TSUBASA
Lukas Podolski, calciatore che in passato ha militato, tra l'altro, nell'Inter e nella nazionale tedesca, è recentemente sbarcato in Giappone per giocare col Vissel Kobe. Nella sua prima partita, il giocatore ha, contemporaneamente, reso omaggio al Paese che lo ha accolto e rivelato una sua passione, quella per il manga/anime Captain Tsubasa, noto anche come Holly & Benji. Ha infatti indossato degli scarpini di Holly & Benji con il volto di Mark Lenders sul piede sinistro, mentre sul destro vi era quello di Holly: i protagonisti della serie.
Podolski non è nuovo a queste trovate, già in passato aveva utilizzato dei parastinchi con disegni di Captain Tsubasa. In ogni caso, la cosa sembre aver funzionato, dato che ha segnato due gol, uno di sinistro da 20 metri e uno di testa su calcio d'angolo, grazie ai quali il Vissel Kobe ha vinto contro l'Omiya Ardija. Oltre a questo ha vinto anche un bel disegno regalatogli da Yoichi Takahashi, autore del manga.venerdì 24 marzo 2017
giovedì 2 giugno 2016
IL GIOCO (DA TAVOLO) PIÙ BELLO DEL MONDO
“Il mio vero nome è Alexandre Campos Ramirez e sono nato ottantasette anni fa a Finisterre. Fisterra, come diciamo noi galegos. Mio padre faceva il ciabattino, non so dove abbia trovato i soldi per farmi studiare in collegio a Madrid. Dopo il primo anno, restò senza lavoro. Così, per riuscire a pagare la retta, correggevo i compiti degli alunni più giovani. E nel tempo libero trasportavo mattoni nei cantieri. Nel novembre del ’36, a causa di un bombardamento, mi crollò un palazzo sulla testa. Passai alcuni mesi in un ospedale di Montserrat, insieme ad altri ragazzi feriti gravemente alle game. Morivamo dalla voglia di giocare a futbol, ma nemmeno riuscivamo a stare in piedi. Così, mi venne l’idea del futbolin. Esiste un tennis da tavolo, giusto? E perché mai non dovrebbe succedere lo stesso per il calcio? Feci i disegni e li diedi a un falegname. Dopo una settimana, già organizzavamo dei tornei. Dimesso dalla clinica, feci brevettare la mia invenzione, insieme a quella del voltapagine a pedali, che avevo ideato per un’amica pianista.” Così riassume in breve la prima parte della vita di Finisterre, nel racconto “Vietato Rullare” (all’interno dell’antologia Pezzi da 90: Storie Mondiali) Fernando Valera.
Evidentemente, la straordinaria vita dell’inventore del Futbolin (o, biliardino, o calcio balilla, se preferite) non era passata inosservata già in passato, via di mezzo tra romanzo avventuroso e passione sportiva, con iniezioni di attivismo politico. Già perché Dopo la guerra in Spagna, sorta di “prova generale” della Seconda Guerra Mondiale, che vede affrontarsi fascisti e antifascisti di tutto il modo e la vittoria dei primi, Finisterre fugge dalla dittatura di Franco per rifugiarsi in Francia prima e in Sudamerica poi. Durante la sua vita da esiliato incontra importanti personalità del tempo, da politici ad artisti, il filo della sua esistenza si intreccia con quello di molte altre, storie che incontrano altre storie all’interno della Storia con la esse maiuscola. È forse questo il solo limite del volume in questione, una ricchezza tale di personaggi/persone e di accadimenti/fatti storici che talvolta ci si smarrisce durante la lettura, travolti da una miriade di informazioni. Ma, fortunatamente, a fare da punto di riferimento riemerge, a più riprese, il biliardino, quel gioco che non è solo un gioco e che ha costellato tutta la vita del protagonista, che prima lo ha inventato, poi brevettato, poi ripudiato, poi di nuovo amato. Un tavolo con aste e piccoli giocatori che ha divertito, e diverte, milioni di persone in tutto il mondo. Un gioco che per Finisterre, e non solo per lui, è molto più di un gioco: è passione, è tattica, è disciplina, è creatività, è agonismo. Ed è anche il collante di tutta un’esistenza, quella, appunto, di Finisterre che Alessio Spataro indaga con la pazienza certosina di un documentarista e racconta col brio di un romanziere, anzi, di un fumettista. Con quel suo tratto bello e spesso, quelle tinte piatte da graphic designer, quelle vignette ordinate e sicure, ci fa appassionare alla storia del gioco come a quella dell’uomo che lo ha inventato, mentre attorno a loro il mondo cambia tra mille incertezze. Ma per noi giocatori troppo scarsi per i campi di calcio in erba, resta sempre la certezza del biliardino e dei suoi solidi omini. A proposito, lo sapevate che le due uniche mosse che non valgono nel biliardino sono la rullata (o girella) e il gancio (o passetto)? La prima consiste nel girare vorticosamente la manopola nella speranza di beccare prima o poi la pallina e farla schizzare via. Il secondo nel far passare la palla da un giocatore all’altro (sulla medesima stecca) e tirare senza prima farla sbattere sulla sponda. Ebbene, mentre troviamo la prima regola giustissima, la seconda ci appare inspiegabile e vige solo in Italia. È quindi tempo di abolirla e ci appelliamo a Spataro, ormai portavoce dei biliardinomani italiani, perché appoggi tali richiesta. Buona partita a tutti.
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