mercoledì 2 agosto 2017

LINUSoccer

La copertina di Linus di questo mese.

PODOLSKI & TSUBASA


Lukas Podolski, calciatore che in passato ha militato, tra l'altro, nell'Inter e nella nazionale tedesca, è recentemente sbarcato in Giappone per giocare col Vissel Kobe. Nella sua prima partita, il giocatore ha, contemporaneamente, reso omaggio al Paese che lo ha accolto e rivelato una sua passione, quella per il manga/anime Captain Tsubasa, noto anche come Holly & Benji. Ha infatti indossato degli scarpini di Holly & Benji con il volto di Mark Lenders sul piede sinistro, mentre sul destro vi era quello di Holly: i protagonisti della serie.
Podolski non è nuovo a queste trovate, già in passato aveva utilizzato dei parastinchi con disegni di Captain Tsubasa. In ogni caso, la cosa sembre aver funzionato, dato che ha segnato due gol, uno di sinistro da 20 metri e uno di testa su calcio d'angolo, grazie ai quali il Vissel Kobe ha vinto contro l'Omiya Ardija. Oltre a questo ha vinto anche un bel disegno regalatogli da Yoichi Takahashi, autore del manga.




venerdì 24 marzo 2017

SU LINUS

Sul numero di questo mese della rivista Linus, un pezzo sul disegnatore Giuliano Giovetti.


giovedì 2 giugno 2016

IL GIOCO (DA TAVOLO) PIÙ BELLO DEL MONDO


Spesso, gli oggetti non sono solo oggetti. È difficile spiegarlo a chi non lo “sente”, ma il più delle volte ciò che abbiamo costantemente sotto gli occhi, che utilizziamo quotidianamente, che acquistiamo, e di cui ci sbarazziamo talvolta con troppa facilità, nasconde ben più della sua apparenza, è fatto ben altro che di materia. Un oggetto è composto dall’intuizione di chi lo ha immaginato, dalla fatica di chi lo ha costruito, dalle doti di chi lo usato, dalla passione di chi lo ha conservato e tramandato. Una forchetta appare come un banale utensile sul tavolo di milioni di case, ma ci siamo mai domandati quale sia la sua storia? Chi l’ha inventata? Che cosa si utilizzava prima? Cosa usano al suo posto in altri Paesi? Quando qualcuno prova a rispondere a questi e a mille altri quesiti può nascerne una storia affascinante, persino avventurosa e misteriosa, che ospita al suo interno altre storie. È quello che accade in Biliardino, di Alessio Spataro, che parte da un semplice quesito, “quando è stato inventato il biliardino?”, per dare il via a un’avventura che attraversa quasi tutto il Novecento e mezzo mondo, dall’Europa alle Americhe. E, soprattutto, ben presto diventa la storia di un uomo più che di un oggetto e quell’uomo si chiama Alejandro Finisterre.

“Il mio vero nome è Alexandre Campos Ramirez e sono nato ottantasette anni fa a Finisterre. Fisterra, come diciamo noi galegos. Mio padre faceva il ciabattino, non so dove abbia trovato i soldi per farmi studiare in collegio a Madrid. Dopo il primo anno, restò senza lavoro. Così, per riuscire a pagare la retta, correggevo i compiti degli alunni più giovani. E nel tempo libero trasportavo mattoni nei cantieri. Nel novembre del ’36, a causa di un bombardamento, mi crollò un palazzo sulla testa. Passai alcuni mesi in un ospedale di Montserrat, insieme ad altri ragazzi feriti gravemente alle game. Morivamo dalla voglia di giocare a futbol, ma nemmeno riuscivamo a stare in piedi. Così, mi venne l’idea del futbolin. Esiste un tennis da tavolo, giusto? E perché mai non dovrebbe succedere lo stesso per il calcio? Feci i disegni e li diedi a un falegname. Dopo una settimana, già organizzavamo dei tornei. Dimesso dalla clinica, feci brevettare la mia invenzione, insieme a quella del voltapagine a pedali, che avevo ideato per un’amica pianista.” Così riassume in breve la prima parte della vita di Finisterre, nel racconto “Vietato Rullare” (all’interno dell’antologia Pezzi da 90: Storie Mondiali) Fernando Valera.

Evidentemente, la straordinaria vita dell’inventore del Futbolin (o, biliardino, o calcio balilla, se preferite) non era passata inosservata già in passato, via di mezzo tra romanzo avventuroso e passione sportiva, con iniezioni di attivismo politico. Già perché Dopo la guerra in Spagna, sorta di “prova generale” della Seconda Guerra Mondiale, che vede affrontarsi fascisti e antifascisti di tutto il modo e la vittoria dei primi, Finisterre fugge dalla dittatura di Franco per rifugiarsi in Francia prima e in Sudamerica poi. Durante la sua vita da esiliato incontra importanti personalità del tempo, da politici ad artisti, il filo della sua esistenza si intreccia con quello di molte altre, storie che incontrano altre storie all’interno della Storia con la esse maiuscola. È forse questo il solo limite del volume in questione, una ricchezza tale di personaggi/persone e di accadimenti/fatti storici che talvolta ci si smarrisce durante la lettura, travolti da una miriade di informazioni. Ma, fortunatamente, a fare da punto di riferimento riemerge, a più riprese, il biliardino, quel gioco che non è solo un gioco e che ha costellato tutta la vita del protagonista, che prima lo ha inventato, poi brevettato, poi ripudiato, poi di nuovo amato. Un tavolo con aste e piccoli giocatori che ha divertito, e diverte, milioni di persone in tutto il mondo. Un gioco che per Finisterre, e non solo per lui, è molto più di un gioco: è passione, è tattica, è disciplina, è creatività, è agonismo. Ed è anche il collante di tutta un’esistenza, quella, appunto, di Finisterre che Alessio Spataro indaga con la pazienza certosina di un documentarista e racconta col brio di un romanziere, anzi, di un fumettista. Con quel suo tratto bello e spesso, quelle tinte piatte da graphic designer, quelle vignette ordinate e sicure, ci fa appassionare alla storia del gioco come a quella dell’uomo che lo ha inventato, mentre attorno a loro il mondo cambia tra mille incertezze. Ma per noi giocatori troppo scarsi per i campi di calcio in erba, resta sempre la certezza del biliardino e dei suoi solidi omini. A proposito, lo sapevate che le due uniche mosse che non valgono nel biliardino sono la rullata (o girella) e il gancio (o passetto)? La prima consiste nel girare vorticosamente la manopola nella speranza di beccare prima o poi la pallina e farla schizzare via. Il secondo nel far passare la palla da un giocatore all’altro (sulla medesima stecca) e tirare senza prima farla sbattere sulla sponda. Ebbene, mentre troviamo la prima regola giustissima, la seconda ci appare inspiegabile e vige solo in Italia. È quindi tempo di abolirla e ci appelliamo a Spataro, ormai portavoce dei biliardinomani italiani, perché appoggi tali richiesta. Buona partita a tutti. 


  
Alessio Sparato
Biliardino
Bao Publishing
pp. 294
euro 21,00

mercoledì 30 luglio 2014

W LA FRANCE!


Grande rivale dell’Italia sui campi di gioco è sempre stata la Francia, che ancora oggi non ha digerito la sconfitta ai rigori nella finale dei campionati del mondo del 2006. Così, i cugini d’oltralpe lanciano il guanto della sfida anche nel mondo della narrazione grazie alla bande déssinée (o bédé, come sono chiamati i fumetti) di indubbio valore. 
Raymond Reding è un disegnatore specializzato nel fumetto sportivo che nel 1963 decide di narrare le imprese di un centravanti, Vincent Larcher, che gioca nella nazionale francese. Caratteristica curiosa della serie è che mescola lo sport col fantastico, introducendo nelle storie di Larcher un gigantesco campione-mutante, vittima di esperimenti scientifici e manipolato geneticamente. Il vero successo di pubblico, però, arriva nel 1979, con una nuova serie incentrata sulle avventure del giocatore di football Eric Castel. Eric è un giovane atletico e con il volto incorniciato dai capelli precocemente bianchi, un calciatore che gioca nel Barcellona, ma che non disdegna di insegnare il football ai ragazzi dei quartieri poveri della città catalana. Inoltre, incontra veri giocatori, corteggia belle donne, combatte pericolosi delinquenti. Per entrambe le serie, Reding abbraccia uno stile grafico definito ligne claire (linea chiara), che si contraddistingue per la “chiarezza” del tratto, cioè per l’assenza di tratteggio e di chiaroscuro, ma anche per la rigorosa verosimiglianza degli ambienti, dei paesaggi e degli oggetti che figurano nelle loro storie. 
Chi, invece, desiderasse leggere una storia più recente può approfittare della bella graphic novel di Baru dal titolo Fais péter les basses Bruno (Fai partire i bassi, Bruno, del 2010) nella quale le peripezie di un giovane talento africano, approdato in Francia per cercare fortuna col calcio, si intersecano con quelle di un gruppo di criminali.


giovedì 17 luglio 2014

CALCIO ITALIANO


Al contrario di Gran Bretagna e Giappone (vedi post precedenti), l’Italia non ha mai avuto serie a fumetti di lunga durata incentrate sul calcio. Ma essendo tale sport fortemente radicato all’interno della società, il calcio fa spessissimo capolino nelle riviste di fumetti, a volte con risultati originali. Se si indica nel 1893 l’anno di nascita della prima squadra di calcio italiana, il Genoa, i primi fumetti arrivano nel 1947 quando viene creata da Tristano Torelli ai testi e Paolo Piffarerio ai disegni la serie Meazza, dedicata all’omonimo campione. Episodi autoconclusivi di otto tavole l’uno, che rievocano le partite della Nazionale nella quale Meazza è una star. La struttura delle storie è semplice e anche un po’ ripetitiva: cappello introduttivo di costume sulla nazione in cui gli azzurri hanno giocato, preparazione della gara, partita. Il risultato è comunque emozionante e tra le varie sfide spicca quella tra Italia e Ungheria, vinta dalla prima per cinque a zero con tre gol proprio di Meazza. I disegni di Piffarerio piacciono, viene così chiamato a realizzare illustrazioni anche per Goal!, un settimanale del quotidiano Gazzetta dello Sport, a cui collabora anche Franco Plaudetti disegnando le partite del campionato 1949-1950. Il rapporto tra calcio reale e fumetti resta saldo in Italia almeno fino a gli anni Ottanta, con autori impegnati a portare sulla carta i momenti più importanti di quello nazionale e internazionale. Paolo Ongaro scrive e disegna Azzurri, la storia della nazionale italiana di calcio dalle origine fino ai primi anni Novanta, illustrandone i momenti di trionfo come le sconfitte e i periodi bui. Sul settimanale Il Monello, invece, il fumettista e illustratore Walter Molino dipinge copertine di straordinario realismo. 
Ma in Italia il calcio si guadagna importanti spazi anche sulle pubblicazioni della Disney. All’estero pochi sanno che il 90% della produzione a fumetti della Disney viene realizzata proprio in Italia, e più precisamente nella redazione di Milano, e che il calcio è da lungo tempo uno degli argomenti preferiti. Già nel 1974 Romano Scarpa realizza un’interessante storia, Paperino ai Mondiali di calcio, nella quale Paperino e Company rievocano la nascita del gioco del calcio immaginandosi una partita immersa in atmosfere tenebrose, alla Halloween, dove i palloni sono zucche e nei match mettono il loro zampino anche delle streghe. 
In seguito le avventure calcistiche di paperi e topi acquisisco una maggiore aderenza alla realtà e il settimanale Topolino (il più popolare magazine Disney in Italia) ospita spesso copertine e fumetti che strizzano l’occhio a veri calciatori. Come quella nella quale Pippo appare a torso nudo imitando l’astro nascente Mario Balotelli. Non solo, in occasioni di campionati Europei e Mondiali, Disney Italia sforna speciali e raccolte tutte incentrate sul calcio, per la gioia di lettori e tifosi. 
Vanno segnalate anche alcune interessanti graphic novel che riescono a sottolineare come il calcio in Italia faccia ormai parte organica del tessuto sociale e dell’immaginario collettivo, storie che hanno talvolta il sapore amaro della denuncia talvolta quello agrodolce dell’amarcord. Come Morti di Sonno di Davide Reviati, che nel 2009 racconta le imprese di un gruppo di ragazzini appassionati di calcio in una cittadina all’ombra di una fabbrica che inquina l’ambiente e distrugge le vite degli adulti. O 15 Agosto, di Germano Massenzio, tutta giocata sulle emozioni suscitate da un pallone nel caldo estivo.